Pubblicato in: 3D, Arte, Cortex, Design, Esoscheletro, Frattura, Infortunistica, JakeEvill, Medina, Ossa, Scanner, Scansione, Scansione 3D, Stampa 3D, Stampa In 3D

CORTEX, L’ARTE DI FARE MEDCINA

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Ne ho volutamente evitato di parlare quando c’è stato il boom della stampa in 3D. Ed oggi, orgogliosamente, ne faccio una mia prerogativa in quanto finalmente, per quanto geniale sia questa invenzione, design e medicina sono un tutt’uno. A molti è capitato di subire un piccolo incidente e ritrovarsi con un arto fratturato almeno una volta. Questi sapranno anche quanto sgradevole possa essere portare i gessi ortopedici. Sono pesanti, scomodi, in alcuni casi fanno anche cattivo odore anche se hanno il bello di essere usati come “lavagna” o “diario” dai propri amici per scritte famose, disegni imbarazzanti e firme ma soprattutto non si possono bagnare. Finora però non si è mai pensato ad una alternativa al gesso in quanto è una soluzione economica e che, soprattutto, non richiede investimenti in innovazione dato che trovare un modo per fabbricare protesi per gli arti a basso costo non è un processo ne immediato ne semplice.

Jake Evill, laureato alla “Victoria University” di Wellington in Nuova Zelanda, aveva fin troppa familiarità con questo problema; soprattutto dopo essersi rotto una mano in quello che lui definiva un “salvataggio eroico” di un suo amico coinvolto in una rissa. A causa di questa frattura della mano, Jake Evill ha dovuto portare un calco in gesso per  alcuni mesi, e in quel periodo ha compreso quanto poco comode fossero le protesi in gesso. Prurito, cattivo odore, il peso non indifferente e la polvere  di gesso che si staccava dalla stessa sono difetti che gli  hanno rivelato un’arcaica tecnologia per la guarigione delle ossa.

Il Dottor Evill, che è anche un designer, dopo quell’esperienza, pensò che una soluzione migliore, per la fabbricazione di una protesi per le ossa doveva e poteva essere sviluppata. A tal proposito creò il design di una protesi interamente stampata in 3D che segue i contorni del braccio. e le curve son bene delineate. Anche se la protesi di Evill rimane per il momento solo un concept, questa costituisce un esoscheletro che ha un sacco di vantaggi rispetto ai classici calchi in gesso in quanto è più leggera, lavabile, lascia circolare l’aria intorno all’arto, ed in più è anche riciclabile.

Cortex questo il nome del progetto di Evill prende ispirazione alla struttura dell’osso, alle minuscole e differenti conformazioni che danno vita al tessuto osseo ed ha una struttura a nido d’ape. Struttura che finora ha dato i risultati migliori per l’adattamento alle differenti braccia che caratterizzano l’uomo di persona in persona.

Lo sfruttamento di questa nuova tipologia di protesi sta nella possibilità di utilizzare anche i raggi X per ottenere un’immagine digitalizzata dell’arto infortunato. Il computer di Evill può determinare il pattern ottimale e la struttura della protesi, facendo si che questa abbia materiale più denso in corrispondenza della zona dell’osso fratturata, in modo da fornire più supporto per la guarigione. Questo “calcolatore” è, però, solo un prototipo realizzato per mezzo di uno scanner 3D ricavato da una Kinect per Xbox “hackerata”. Scannerizzato l’arto rotto, Evill ha inoltrato quest’ultimo a SHAPEWAYS, un’azienda dei Paesi Bassi leader nella stampa 3D su ordinazione. Questa ha realizzato quindi un prototipo stampato in una plastica di nylon avente uno spessore di circa 3 millimetri e un peso di meno di 500 grammi.

Lo stesso Evill dice che la protesi Cortex è ancora in fase di sviluppo, sta infatti ancora lavorando alla selezione del materiale ottimale per la protesi e al perfezionamento del processo di scansione. Sta inoltre collaborando con una struttura ospedaliera, per testare il prototipo e sta inoltre cercando un produttore che possa contribuire a rendere Cortex una realtà.

E noi si spera che questa opera d’arte dalle capacità più che funzionali non resti solo un prototipo ma che si saldi bene ed in fretta tra gli ospedali e l’uso quotidiano nel campo medico.

Ovviamente tornerò a parlare presto della stampa in 3D solo se ne varrà veramente la pena.

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