JOKER – TRA PAZZIA E GENIALITÀ

Joaquin Phoenix e il suo Joker

in un mondo tutt’altro che finto, un mondo che ha spaccato la critica.

di Andrea Follo

Il 3 ottobre è uscito nei Cinema italiani JOKER, film diretto da Todd Phillips e interpretato da Joaquin Phoenix.

Un film che ancor prima di “uscire” era sulla bocca di tutti. Un film che ha “spaccato” la critica creando una estrema divisione, che vede da una parte i “galvanizzati” da un personaggio che ti sa coinvolgere e dall’altra gli affezionati al personaggio classico del noto villain di Batman. Forse lo volevano più vicino al caratteristico e indimenticabile joker di Heath Ledger. Personalmente a me questo joker, questa “creatura” interpretata, curata, generata dalla mente di Phoenix è piaciuto molto.

Phillips ha creato non solo un personaggio diverso ma un intero mondo che si scosta da mondo DCU. E ci è riuscito in pieno. Soprattutto è riuscito a coinvolgere un attore che stava per finire nel dimenticatoio.

Un attore che nel 2008 aveva annunciato il suo addio al cinema hollywoodiano per dedicarsi alla musica. Dichiarazione rivelatasi falsa in quanto si sarebbe scoperto essere un progetto che l’attore aveva intrapreso con l’amico Casey Affleck. Ma qui Joaquin Phoenix scopre le sue carte e “indossa” la maschera di Arthur Fleck. E lo fa in maniera epica.

Ma cos’è che rende la pellicola un capolavoro?

Senza dubbio alcuno, affermo che l’abilità del regista nel ricreare un ambiente “vintage” riuscendo a portarci indietro nel tempo, ai primissimi anni ’80, creando un effetto di luci e di ombre non solo sul personaggio principale ma sull’intera scenografia è un tocco di classe più unico che raro. Vedere una Gotham City con un carattere tutto suo è indispensabile per questo progetto. Una grande mano, inoltre, la dà la presenza di un attore del calibro di Robert DeNiro che in stile David Letterman si prende gioco del protagonista (aspirante cabarettista) umiliandolo ai massimi livelli, ma sempre con il sorriso stampato tra le labbra. Chiaro riferimento al film di Scorsese ed interpretato proprio da DeNiro: RE PER UNA NOTTE.

Quindi le attenzioni vanno tutte su Joaquin Phoenix e alla sua interpretazione.

Innanzitutto bisogna parlare di una interpretazione fisica, dura, a partire dai 15 kg persi dall’attore per rendere ancora più umano il disagio che il film rappresenta. La bravura di Phoenix ha fatto sì che l’intero film, l’intero cast rivolgesse le proprie attenzioni sul protagonista. Tutti esistono in funzione di Arthur Fleck.

Oltre a questo, c’è da evidenziare la lenta ricostruzione della mente del protagonista, logorata da un passato triste quanto crudele. Che si libera gradualmente di ogni freno al primo “bang” in metropolitana. Arrivando alla libertà totale espressa con un “balletto” assai improbabile quanto folle. Movenze che non ridicolizzano affatto il personaggio, anzi lo rendono unico. Per realizzare tutto ciò, l’attore ha trascorso del tempo a studiare il simbolo chiave che più caratterizza il suo joker, ossia la risata.

Come Lui stesso ha dichiarato, Phoenix ha passato ore e ore su dei video che ritraggono dei pazienti affetti da PBAPseudobulbar Affect. Una patologia causata da un danno neurologico. Un disturbo involontario di espressione emotiva che porta, chi ne è affetto, ad una risata isterica involontaria o ad un pianto interminabile. Nella pellicola tale disturbo non è solo ben realizzato ma sembra parte integrante sia del personaggio inventato quanto dell’attore stesso. Personalmente credo che se vedessi ridere improvvisamente Phoenix così come rideva Fleck, non mi stupirei affatto. Quasi a darlo per scontato.

Insomma, Joker nel 2019 ha lasciato il segno. Ha vinto il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia e guarda sicuramente più in là, al 9 febbraio 2020 quando saranno assegnati gli Oscar. Per me lo ha già vinto.

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